Istinto e automatismo, due cose ben diverse!

istinto e automatismo

Istinto, automatismo, emozione, ragione. Concetti profondamente diversi su cui è opportuno illustrare alcuni elementi per fare chiarezza. In questo articolo ci dedicheremo ad evidenziare la differenza tra istinto e automatismo.

Definizioni

Cominciamo con dare evidenza alle rispettive definizioni.

L’istinto è una funzione innata legata alla sopravvivenza e alla conservazione della specie. Include tutti quei comportamenti che possano garantirla, come ad esempio l’attacco/fuga. E’ quindi indispensabile e molto prezioso per l’uomo. Gli permette di soddisfare i suoi bisogni primari, tra cui quelli di nutrirsi, difendersi, riprodursi, ecc.

L’istinto è un comportamento ereditato e quindi è qualcosa di opposto alla conoscenza intesa come cultura. Questa rappresenta invece il comportamento acquisito. Se è dogmatico considerare tutto il comportamento animale come istintivo, è parimenti dogmatico considerare tutto il comportamento umano come culturale.

Altresì le nostre reazioni automatiche, intendendo con esse i modi di agire, sentire, pensare che ci caratterizzano e che spesso sfuggono alla nostra volontà, non sono innate. Queste si determinano attraverso un processo di apprendimento sin dall’infanzia. Si inscrivono ad un livello molto profondo del nostro essere e finiscono per essere percepite come qualcosa di innato. Ecco perché sono facilmente confondibili con l’istinto!

Istinto e automatismo in neuroscienza

Triune Brain

Il neuroscienziato Paul MacLean ha sviluppato, nel 1962, la teoria del “Triune Brain” o cervello tripartito.

Spiegava come, nel corso dell’evoluzione, l’uomo ha strutturato l’encefalo attraverso un’organizzazione ed una funzione gerarchica.

MacLean ha suddiviso il cervello in tre sistemi principali: il Cervello dei Rettili, che corrisponde al tronco encefalico; il Cervello dei mammiferi antichi o primitivi, corrispondente al sistema limbico; e la Mente o Ragione, quello dei mammiferi recenti o evoluti, abbinata alla neocorteccia.

Il primo è stato chiamato rettiliano perché il suo aspetto è simile a quello del cervello di un rettile e quindi rappresenta la parte più antica del cervello. E’ la sede degli istinti primari, delle funzioni corporee autonome. Si occupa della difesa del territorio, della risposta attacco-fuga, dei comportamenti non verbali, della sessualità e della riproduzione.

Questa parte del cervello è legata all’inconscio e la sua caratteristica è quella di avere reazioni incondizionate, cioè risposte involontarie deputate all’istinto di sopravvivenza. Quando nuotiamo sott’acqua possiamo trattenere il respiro per un certo periodo di tempo, ma appena c’è pericolo di vita sarà quest’area del cervello che bloccherà la nostra volontà di rimanere sott’acqua e istintivamente ci farà ritornare a galla.

Fa parte del sistema limbico un agglomerato di nuclei nervosi che ha sede nella parte più interna di entrambi i lobi temporali del cervello. Questo agglomerato, che assomiglia ad una mandorla, si chiama amigdala ed è particolarmente importante per tanti e diversi aspetti. In questo articolo ne sottolineiamo in particolare quello relativo agli automatismi.

Le scosse ipniche

Avete presente quando ci troviamo in una fase transitoria tra il sonno e la veglia? Magari ci troviamo nel mezzo di una riunione, in presenza di alcuni colleghi e magari anche di qualche vertice aziendale. Sarà per il tepore dell’ambiente. Sarà l’effetto ipnosi del conduttore. Forse quel pasto troppo pesante a cui non abbiamo saputo resistere. Tant’è che sopraggiunge una improvvisa sonnolenza; “socchiudo gli occhi solo per un istante” è quel che ci diciamo e poi ci ritroviamo gli occhi, degli altri, tutti su di noi! Un piccolo gesto inconsulto ci fa sobbalzare sulla sedia e l’imbarazzo si manifesta sul nostro volto. Non è un gesto automatico, è un istinto del nostro codice genetico.

L’evoluzione della specie

istinto e automatismo - scimmia primate - scosse ipniche

C’è una piccola scimmietta dentro di noi, una scimmietta che ci accompagna da circa 15 milioni di anni. Dal periodo in cui i mammiferi si evolsero in diverse specie tra cui i primati. Questi durante la notte, per evitare di essere predati, salivano sui rami degli alberi per dormire. Il metabolismo rallentava ed i muscoli si rilassavano. Un piccolo movimento poteva portare alla perdita di quell’equilibrio instabile dovuto a quella postura così scomoda. Cadere dall’albero poteva significare morire per l’impatto, oppure restare feriti ed essere facile preda di altre specie animali.

Alcuni soggetti della specie potevano reagire, a seguito della perdita dell’equilibrio ed in modo inconsapevole, contraendo gli arti periferici. Questa reazione gli permetteva di afferrarsi al ramo e di non cadere. La selezione naturale, illustrata qualche anno dopo da Charles Darwin nel 1859, ha fatto il resto. I soggetti che avevano questo istinto hanno avuto modo di riprodursi e di trasmettere questa informazione nel codice genetico. Gli altri primati non sono stati altrettanto fortunati.

L’istinto

Con il passare dei millenni questa “informazione genetica” è stata trasmessa da generazione a generazione. Quando ci stiamo per addormentare basta un piccolo movimento inconsulto, il nostro senso dell’equilibrio invia un segnale di allerta. E’ così che il nostro cervello rettiliano dice al nostro encefalo “attento che cadi!!!” e così contraiamo i muscoli. Questo è l’istinto!

Posso resistere a tutto tranne che alle abitudini

Parafrasando Oscar Wilde, cosa sono le abitudini? Come anticipato all’inizio di questo articolo, le abitudini derivano da un processo di apprendimento che coinvolge l’amigdala. Nel processo decisionale il nostro encefalo procede, sinteticamente, nel seguente modo.

Quando, attraverso i nostri canali sensoriali, arriva una sollecitazione dall’esterno, chi decide come intervenire? L’informazione transita attraverso la nostra amigdala che, interrogata, verifica se è “consapevole” di quanto emerge. Nel caso non avesse esperienza in merito trasferisce alla neocorteccia la “decisione”. Questa elabora in modo logico (emisfero sinistro) o creativo (emisfero destro) l’informazione e decide. La decisione transita nuovamente attraverso l’amigdala che quindi crea una associazione causa-effetto, ovvero sollecitazione-decisione. Con il reiterare di una medesima sollecitazione l’amigdala consolida il processo esperienziale.

Una volta strutturata un’esperienza la decisione, a fronte della medesima sollecitazione, non viene più gestita dalla neocorteccia ma, in modo automatico, dall’amigdala.

Istinto e automatismo nella vita

L’evidenza di questi automatismi li viviamo quotidianamente quando guidiamo la macchina o quando afferriamo un oggetto che sta cadendo. I processi istintivi sono coinvolti solo quando è in discussione la nostra sopravvivenza o i nostri bisogni primari.

Istinto e automatismo sono fisiologicamente presenti nel nostro corpo, ma in aree distinte.


P.S. Ci tengo a sottolineare che nessun animale è stato buttato giù da un albero o comunque maltrattato durante la produzione di questo articolo 🙂

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