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Smart Working: Ambiente e Società

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Tutti utilizziamo da tempo il termine Smart Working, quanti hanno consapevolezza di cosa significhi effettivamente? Cominciamo con il comprenderlo dal punto di vista ambientale e sociale.

Tutti utilizziamo da tempo il termine smart working, quanti hanno consapevolezza di cosa significhi effettivamente? Per molti lavorare in smart working significa svolgere l’attività lavorativa dalla propria abitazione. In realtà questa sarebbe una più congrua definizione da associare al telelavoro. Lo smart working, o lavoro agile, è qualcosa di più articolato e, per alcuni versi, più complesso.

Questo è il primo di una serie di articoli che desidero produrre in materia. Fornire una lettura dello Smart Working in modo di illustrare, con particolare ampiezza, molti degli elementi di questo nuovo e complesso processo operativo.

Definzione di Smart Working

Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano si definisce Smart Working:

“una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità ed autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati“.

Per quanto siano diverse le persone che hanno consapevolezza di questa definizione, sicuramente più ampia di quella iniziale, non è così facile accoglierla con pienezza.

Io ed i miei colleghi siamo tutti liberi professionisti. Per natura il nostro lavoro viene svolto in luoghi diversi, le attività possono compiersi in orario “standard” piuttosto che la sera o il fine settimana.

Non troppo tempo fa mi capitò di ricevere, senza un preavviso, una richiesta di partecipazione ad una videocall di lavoro. Ero ospite di un amico nella sua casa al mare e pertanto mi collegai con lo smartphone direttamente dal suo giardino. Il panorama, benché non stiamo parlando dei Caraibi ma del litorale romano, era molto rilassante e comunque molto diverso da quello che può essere quello che si vive nelle stanze dei nostri uffici o delle nostre abitazioni.

Poco dopo essermi collegato alcuni colleghi fecero qualche appunto sulla mia scelta di partecipare ad una chiamata di lavoro con un collegamento potremmo definirlo “vista mare”. Autonomia nella scelta degli spazi e degli strumenti furono aspetti che si dissolsero nel giro di pochi minuti!

Elementi sociali ed ambientali, il retaggio che deriva da anni di svolgimento del lavoro negli uffici, permea e permeerà ancora per molto tempo prima che tutti noi accoglieremo con pienezza le dinamiche del lavoro agile.

Ambiente

Ok, per molti aspetti spesso “less is more”, non è però mia intenzione promuovere il downshifting1 ne tantomeno del decluttering. Ok intervenire per creare abitudini sane e migliorare la qualità della vita, ma non credo però che tutti possiamo permetterci di tornare indietro di secoli. Vivere nutrendoci esclusivamente di quello che ci offre la nostra terra, allevare galline e conigli e fare marmellate è un po’ utopico. Vivere in metropoli meno inquinate, passare meno ore in auto, avere più contatti con la famiglia e curare i nostri hobby si, è possibile.

Se prendiamo una città europea di medie dimensioni come Milano, scopriamo che più di 470.000 persone si reca al lavoro in automobile. Dati ufficiali italiani di emissione di anidride carbonica per chilometro erano, fino a qualche anno fa, di 130 grammi per chilometro. Se moltiplichiamo per 20km, otteniamo emissioni quotidiane pari a 1.222 tonnellate di CO2 che fanno di Milano una delle città più inquinate d’Europa. Le emissioni di CO2 provenienti dalle auto in circolazione rappresenta circa il 25% del totale. A queste dobbiamo, considerando che l’energia elettrica viene prodotta perlopiù dal gas naturale, aggiungere purtroppo che anche i mezzi pubblici elettrici inquinano!

Secondo dati dell’OMS, ogni anno sette milioni di persone nel mondo muoiono a causa dell’aria che respirano. Molto più dei decessi causati dall’Aids (1,1 milioni), dalla tubercolosi (1,4 milioni) e dal diabete (1,6 milioni).

Attraverso un programma di telelavoro, un’azienda come la Dell ha ridotto la produzione di gas serra di 6.700 tonnellate. Un risparmio per l’azienda di 12 milioni di dollari. La Xerox, nel 2014, attuò un programma di Smart Working che coinvolse 8.000 dipendenti (il 10% del totale). In questo modo ridusse le emissioni di CO2 di 40.900 tonnellate (5 tonnellate per dipendente).

Territorio

A differenza di molti paesi Europei come la Francia, l’Inghilterra o la Spagna, l’Italia è composta da molteplici realtà urbane sparse per tutta la penisola. Roma e Milano sono, dati dicembre 2022, le due città più popolate (rispettivamente 2.755 milioni e 1.358 milioni). Napoli e Torino superano una densità di 6.5 abitanti per km2, Palermo, Monza, Firenze e Pescara più di 3 abitanti per km2.

Migliaia di borghi e piccole città ricche di testimonianze medioevali, rinascimentali e barocche sono sparse per tutta Europa ma oramai abitate solo da anziani. Come detto il lavoro agile implica, dal punto di vista ambientale, un enorme riduzione di inquinamento. Dal punto di vista territoriale significa valorizzare molte di queste aree, dal punto di vista naturalistico recuperare la biodiversità: macchia mediterranea, faggete, foreste di conifere. Migliaia di chilometri di coste, catene montuose, colline.

Questi luoghi non possono essere recuperati con la decentralizzazione, che implica ancor più mobilità, ma attraverso soluzioni come il lavoro agile. Gli edifici non devono essere più intesi come aree di operatività ma luoghi di incontri. Favorire i rapporti con gli utenti ed i clienti, ideare progetti innovativi, stimolare la contaminazione e la creatività2. Un approccio strategico e culturale in base al quale le imprese, per creare più valore e competere meglio sul mercato, scelgono di conoscere e analizzare idee, soluzioni e competenze tecnologiche che arrivano dall’esterno del contesto aziendale.

A questo aspetto, particolarmente interessante, desidero dedicare un adeguato spazio. Nel prossimo articolo!


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  1. Downshifting: How to Work Less and Enjoy Life More Paperback. John D. Drake. 2001 ↩︎
  2. Open Innovation Results: Going Beyond the Hype and Getting Down to Business. Henry Chesbrough. 2019 ↩︎

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